Il calciatore

C’era un ragazzo che come te… amava giocare a calcio e divertirsi.

Allora il divertimento era fuori, per strada. Bastavano poche, semplici cose. Sì, mi piaceva uscire la sera insieme ai miei amici alla ricerca di nuove conoscenze e di nuove esperienze, ma queste non erano sigarette e marche di liquori. Ho sempre chiarito agli amici da che parte stavo: ragionavo con la mia testa, sapevo dire di no e questo mi ha sempre portato anche il rispetto degli altri.

Occhi aperti e cervello acceso, sempre

E poi non sono d’accordo con quelli che pensano che per divertirsi bisogna avere il cervello spento occhi sempre aperti, invece, per…

osservare
imparare
rubare idee
credere di farcela.

Per i miei obiettivi ho sempre lottato fino in fondo, quindi cervello acceso sempre… anche perché io alla mia persona ci tengo, ora come allora.
Stare bene e cercare il divertimento, quello vero.
Allora, che bello giocare a pallone…

in qualsiasi squadra
in qualsiasi campo
in qualsiasi ruolo
il gruppo
la fatica
l’obiettivo.

Tornavo da scuola, appoggiavo la sacca dei libri (poche cose non piacevano a babbo Carlo e mamma Ilva, una era questa) e… via con i compagni di scuola nel campino fatto da noi dietro Via Marconi, a Soviglana; via con gli allenamenti della squadra con la quale ero tesserato da bambino; via con le partite di calcetto alla sera seguite da pizza e discorsi di ogni tipo… che bello.

Giocando avevo imparato a: palleggiare… calciare… puntare l’avversario… ma anche a:
aiutare i compagni di squadra… rispettare l’avversario… prendermi le mie responsabilità.

E già che c’ero ho imparato anche a perdere… sì perché di partite, giocando, ne ho perse molte… ma le armi le ho sempre consegnate alla fine. Non mi davo mai per vinto, infatti, reagivo sempre e anzi rimbalzavo come la palla.
Giocando mi divertivo ugualmente e quando ci si diverte è meno amara anche la sconfitta. Anche perché nello sport il campione non è quello che vince sempre… ma è quello che non molla mai ed io del mollare non conosco il significato.

Primi calci…

L’inizio è nei bambini dell’Avane: Lido Gavazzi ”il Vate”, Claudio Ciolli “il Maestro”, mio fratello Marcello “il Campione” della prima squadra (Terza Categoria). Con lui… i’Cirignolo, Bredde, Parlanti, Brugnera, Segalo, Mongigo, Tromba… tutti protagonisti di una squadra vera, io la loro mascotte.

A 12 anni la Cooperpopolo… dove il portiere era colui che la prendeva con le mani, il libero quello cicciottello, il marcatore quello che tirava giù calci a tutti, la punta colui che calciava sempre in porta, da tutte le posizioni.

Questi compagni durante il campionato mi aiutarono a far bella figura (anche i capelli fecero la loro parte) e quindi a essere uno dei prescelti per i provini di fine stagione con Empoli e Fiorentina. Provini dove confermai le curiosità di entrambi club.

Mi trovai di fronte a un difficile nodo ma alla fine scelsi la VIOLA… e come facevo? Empoli era la mia città, grande settore giovanile, ma era in C/1… la Viola era il simbolo del territorio, era la Serie A, poi… c’erano Galdiolo, Roggi, Antognoni… e l’Amico soviglianese Luciano Venturini promettente bomber della primavera gigliata: tutti campioni da seguire passo dopo passo.

Firenze

E così mi trovai al NAGC della Fiorentina con il professor Petrini, feci qualche partita negli Allievi, molte gare da raccattapalle al “Franchi” (allora era il “Comunale di Firenze”) con gli occhi spalancati. Poi il verdetto difficile da sentire per tutti i bambini: ”Il prossimo campionato giocherai nel Club Sportivo Firenze…” (Venturini fu giustamente confermato arrivando a giocare titolare in 1ª squadra)

Meno male che lì trovai il Fissi e il Ciolli (due mister speciali per le squadre di ragazzi…) che la passione me la mantennero intatta.

Il viaggio in treno per Firenze, che si trattasse di Fiorentina o Club Sportivo, non mi pesava affatto. Così conobbi Filino Novi Cignoni che incontravo sul treno proveniente da Pontedera. Il Bruscaglione, il Santoni, il Crocetti, i’ Jollino, il Papini, il Talanti, il Pratesi, il Bazechi: tutti nel sabbione del velodromo delle Cascine… che quando pioveva diventava una palude.

La mia scuola superiore era vicina alla stazione e, avendo poco tempo (il nemico di tutti…), Marcellino si faceva trovare all’uscita della scuola per scambiare la borsa dei libri con quella del calcio, con dentro il gustoso panino preparato da nonna Pura che sostituiva il pranzo.

Dai dilettanti alla Serie C

Il Club Sportivo era solo settore giovanile, quindi a 18 anni iniziai nei dilettanti della Volterrana in Promozione: più di 100 km al giorno condivisi con il mister Beppe Fiaschi (ex viola) mi imponevano di non sbagliare mai partita, sennò durante il tragitto chi lo sentiva!

Infatti, dopo due splendide stagioni all’ombra del Maschio di Volterra, mi chiamò la blasonata Cuoiopelli del “trio meraviglia” Brotini (presidente), Benvenuti (vice presidente) e Lazzerini (mister): che derby con il Fucecchio del bomber Cinelli e del presidente Beppe Mannini!

Questi tre anni confermarono che nei dilettanti avevo molti estimatori. Il mio futuro era la squadra più ambiziosa dello stesso campionato, il Castelfiorentino dei presidentissimi Mauro Bianchi e Sabino Suppa e dell’estroso mister Mancini…”il procaccino” per tutti gli abitanti del paese. Il bomber, il capitano, il tattico, il pazzo della squadra… erano una sola persona, Beppe Marconcini, vero cavallo di razza.
Complessivamente furono altre tre belle stagioni ma nessuna finì con la vittoria finale, come invece speravamo, e ciò nonostante la continua presenza dei miei due affettuosi sostenitori personali, Sigaro e Raro.

Giampiero Ventura avversario e innovativo Mister della vincente di quella stagione, l’Entella Chiavari, è colui che mi ha permesso di salire tra i semiprofessionisti in C/2. Qui le distanze aumentarono: tutti i giorni da Empoli a Chiavari in auto erano la conferma del mio amore per questo sport.

All’Entella ritrovai il capitano Massimo Benedetti, fenomeno vero rimasto inespresso… Lui centrocampista di sinistra, io centrocampista di destra; lui l’estro, la qualità, lo spunto, io la corsa, la forza, la continuità. Poi però qualcosa ho imparato dal mio forte compagno Massimo Benedetti… Tatticamente tutto perfetto (e tutto appuntato): a quello pensava Ventura, ora apprezzatissimo mister della nostra Serie A.

La matricola arrivò 5ª – gran risultato – e Ventura diventò il mister dello Spezia in C/1… Mi chiese di seguirlo. Il mio “sì” fu carico di entusiasmo e riconoscenza verso il mio attuale amico e collega: avevo fatto un altro piccolo balzo verso il calcio che sognavo. Peccato che poi le strade si divisero, con il ritorno di Carpanesi… mister vincente a La Spezia.

La Spezia e la Famiglia

Lì, nel Golfo dei poeti, ho incontrato la mia splendida Tamara, madre del mio sensibile bestione Samuele… del mio autoritario chitarrista Federico… e della principessa Matilde… magnifica ragazza di 1 anno che ha imposto a tutti di stare al passo con i tempi! Vedere Samu’ (1992) e Chicco (1995) il bene che vogliono a Matilde (2011) è un vero trionfo.

A La Spezia quattro stagioni appassionanti, un pubblico infinito, le Cinque Terre, l’inseparabile compagno Siviero e… le gustose cene alla Marina di Portovenere, dove il risotto alla pescatora veniva curato personalmente da Antonio… (rinomato chef della F.C. Juventus).

In quel delizioso luogo capitava spesso via mare l’allora famoso tele-finanziere Mendella, patron del Viareggio Calcio che dalla C/2 allestì un’importante squadra che sembrava destinata alla C/1. Dentro c’erano Calonaci, Valori, Eritreo, Sormani, Tatti, Cecchi, Fusini e anche Spalletti.

Il ritorno a casa: Empoli

Dopo qualche mese, causa problemi aziendali, perdemmo il carisma del nostro presidente, i risultati non erano quelli di Entella e Spezia, ma la qualità dei ristoranti era addirittura migliorata con la conoscenza di “Giorgio” e “Romano”. Il progetto naufragò e il “fuggi fuggi” generale mi consentì di arrivare a costo zero al sogno della mancata scelta iniziale: Empoli.

Il mio amico di gioventù Fabrizio Corsi era il giovanissimo e capacissimo presidente, Silvano Bini il direttore generale da sempre, Francesco Guidolin il mister predestinato, Walter Nicoletti, il mister esperto della categoria. Calattini,  Perrotti, Castelli, Gautieri, Musella, Benfari, Montella, Carli, Carboni, Zamuner, Protti e il mio “2° fratello” Fabio Galante alcuni dei miei compagni di un avvolgente periodo durato quattro anni.

Ottimo gioco.
Ottimi risultati.
Ottimi e molti gli appunti.

Poi ripetuti infortuni al ginocchio, mi obbligarono al ritiro. La difficile classifica dell’ultima stagione richiese nuove soluzioni… eravamo ultimi in classifica a sei giornate dalla fine: la società decise per una soluzione interna.

Abbiamo deciso di affidarti la squadra per questa salvezza”, mi dissero.
Arrivammo penultimi… play out…

All’andata Empoli – Alessandria 1-0, Pelosi… dopo un assolo travolgente dell’”aeroplanino” Montella. Ritorno: Alessandria – Empoli 0-0 …salvi!

Ma questa è un’altra bella storia iniziata con dei Campioni veri…
Campione è colui che non abusa del dono che gli è stato dato…
Balli, Roccati, Fusco, Baldini, Bianconi, Guarino, Birindelli, Bettella, Tonetto, Masini, Tricarico, Pane, Martusciello, Giampieretti, Ficini, Amoroso, Esposito, Cappellini, Dal Moro, Puccinelli, Melis, Ametrano, Arcadio, Nicoletti, Di Stefano, Toni. Ognuno di loro è stato un elemento fondamentale ed insostituibile: insieme avevano tutto: intelligenza, forza, tecnica, fisico, agilità, rapidità, passo, corsa, scatto, spirito, volontà, orgoglio, coraggio, amicizia. E se qualcuno dei miei campioni vuole aggiungere qualcos’altro può farlo, perchè avevamo anche quello!

Team Manager il “fuoriclasse” Graziano Billocci, magazziniere il “faidattè” Giancarlo Fontanelli, mio fedele 2° di sempre il “generale” Marco Domenichini. Tutti idonei alla Vittoria… dichiarava il “Dottorissimo” Riccardo Palatresi alla fine della visita per l’attività agonistica. Il suo certificato di idoneità alla vittoria durò quattro anni…